il lavoro di una illustratrice (come è per me)

Ho scelto di dedicare la seconda parte della mia vita a questo lavoro perché attraverso gli strumenti propri dell’illustrazione cioè carta, matite,colori e altri materiali ma soprattutto attraverso il pensiero divergente,posso “scovare” ciò che occorre per realizzare i miei libri didattici per bambini:proprio come una giornalista,una fotoreporter,una scrittrice,una ricercatrice,attraverso i miei strumenti comunico la notizia,l’evento,il fatto,nel mio caso “c’era una volta…. la commedia dell’arte”.
Questo sarà il titolo del primo libro per bambini realizzato dalla sottoscritta e pubblicato con la mia casa editrice “c’era una volta”.
Curiosa da sempre non potevo scegliere di meglio per la mia vita.
Per realizzare questo progetto,che verrà alla luce nei prossimi mesi,ho studiato diversi libri,ho effettuato dei viaggi e mi sono recata più volte presso delle biblioteche.
Il testo di riferimento è stato principalmente “la commedia dell’arte” di Siro Ferrone un libro molto interessante.


Per “commedia dell’arte” s’intende il teatro dei professionisti organizzati in compagnie.
Intorno alla prima metà del 1500 in Italia,molti artisti cominciarono ad organizzarsi secondo delle regole e stipulando degli accordi in presenza di notai.Il primo documento conosciuto risulta firmato nel 1545 a Padova.
Presso il museo del bucardo di Roma si trovano interessanti spunti per approfondire lo studio della commedia dell’arte:bozzetti teatrali,costumi,documenti autografi,dipinti,stampe e statuine in terracotta di un centinaio di maschere italiane http://www.burcardo.org/
Presso questo museo fantastico ho potuto studiare da vicino l’abito di arlecchino in quanto sono esposti due abiti “appartenuti l’uno a Carlin Bertinazzi,celebre arlecchino del settecento e l’altro al grande Marcello Moretti nell’arlecchino servitore di due padroni del piccolo teatro di Milano” (dal sito web)

Le fonti suggeriscono che il primo arlecchino fu Tristano Martinelli (Marcaria 1557-Mantova 1630) il quale durante un soggiorno in Francia creo’ la maschera di arlecchino come reazione al clima di diffidenza e alle censure dei moralisti che accusavano gli attori Italiani “di essere diavoli,prostitute,corruttori della carne e dello spirito” (la commedia dell’arte – Siro Ferrone).
Una delle mete dei miei viaggi ,per trovare l’ispirazione per il mio libro, è stata la meravigliosa Venezia.Durante il mio soggiorno sono andata al teatro Goldoni di Venezia per vedere lo spettacolo “arlecchino il servitore di due padroni” la commedia scritta nel 1745 dal Goldoni e adattata da una grande compagnia di professionisti.


Durante la rappresentazione ho potuto approfondire lo studio dei personaggi e delle loro caratteristiche psicologiche.Purtroppo non ho mai avuto l’occasione di vedere dal vivo l’arlecchino del grande Ferruccio Solieri che nel 1947 debuttò diretto dal regista Giorgio Strehler ed ebbe una lunga carriera teatrale, però attraverso la registrazione dei suoi spettacoli ho potuto almeno immaginare la sua grandissima arte  https://youtu.be/5bTO3X_Qwts

“quando io composi la presente commedia,che fu nell’anno 1745,in Pisa,fra le cure legali,per trattenimento e per genio,non la scrissi io già,come al presente si vede.A riserva di tre o quattro scene per atto,le più interessanti per le parti serie,tutto il resto della commedia era accennato soltanto,in quella maniera che i commedianti sogliono denominare a soggetto;cioè uno scenario disteso,in cui accennando il proposito,le tracce,e la condotta e il fine dè ragionamenti,che dagli attori dovevano farsi,era poi in libertà dè medesimi supplire all’improvviso,con adattate parole e acconci lazzi e spiritosi concetti.In fatti fu questa mia commedia all’improvviso così bene eseguita dà primi attori che la rappresentarono,che io me ne compiacqui moltissimo,e non ho dubbio a credere che meglio essi non l’abbiano all’improvviso adornata,di quello possa aver io fatto scrivendola.(…..)
L’ho poi veduta in altre parti da altri comici rappresentare,e per mancanza forse non di merito,ma di quelle notizie che dallo scenario soltanto aver non poteano,parmi ch’ella decadesse moltissimo dal primo aspetto.Mi sono per questa ragione indotto a scriverla tutta,non già per obbligare quelli che sosterranno il carattere del truffaldino a dir per l’appunto le parole mie,quanto di meglio ne sappian dire,ma per dichiarare la mia intenzione,e per una strada assai dritta condurli al fine.(……)
Prego però quei tali,che la parte del truffaldino rappresenteranno,qualunque volta aggiungere del suo vi volessero,astenersi dalle parole sconce,dà lazzi sporchi;sicuri che di tali cose ridono soltanto quelli della vil plebe,e se ne offendono le gentili persone”. Carlo Goldoni

(tratto dalla raccolta:Goldoni “il servitore di due padroni,la famiglia dell’antiquario,la bottega del caffè Garzanti)